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domenica, Agosto 14, 2022

Reggio Emilia. Sugli “artisti russi a Fotografia Europea” abbiamo chiesto un chiarimento all’assessora Rabitti. L’intervista

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di Stefania Catallo 

Ricorderete come all’indomani dell’invasione di Putin dell’Ucraina la bella manifestazione reggiana “Fotografia Europea”, avesse deciso di privarsi della collaborazione con la Russia escludendo dalla manifestazione gli artisti provenienti da quel paese. Non essendoci stati molto chiari i motivi della decisione, e non avendo mai ricevuto purtroppo – perché i server fanno anche questo a volte – il comunicato stampa relativo ad Alexander Gronsky citato nell’intervista, abbiamo chiesto chiarimenti all’assessora alla Cultura del Comune di Reggio Emilia, Rabitti che ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande.

Per quale motivo avete deciso di escludere gli artisti russi da Fotografia Europea? E’ a causa della guerra di Putin o alcuni di loro hanno manifestato sostegno diretto e acritico al conflitto?
Non abbiamo assolutamente deciso di escludere gli artisti russi da Fotografia Europea. Come già spiegato, all’indomani dell’aggressione della Russia all’Ucraina, abbiamo dovuto fermare il rapporto istituzionale con Ermitage di San Pietroburgo e quindi non prevedere la Russia come paese ospite di Fotografia Europea. Una scelta che sta accomunando quasi tutti i Paesi del mondo.

È importante però non confondere l’iniziativa e la relazione istituzionale con la libertà dei singoli curatori o autori di esprimersi attraverso il loro lavoro artistico. La scelta della Russia come paese ospite nasce da un rapporto tra istituzioni, tra la città di Reggio Emilia e l’Ermitage, ed è dunque un progetto frutto di relazioni tra istituzioni. Fotografia Europea non è una iniziativa privata, è un progetto che nasce e vive in una cornice pubblica. La cultura non può chiamarsi fuori dalla responsabilità istituzionale verso quanto accade nel mondo in virtù di una “presunta e indiscutibile superiorità morale”. La decisione di escludere la Russia dall’edizione 2022 di Fotografia Europea è stata complicata e sofferta, ma inevitabile se inquadrata in questa prospettiva.
Nelle settimane successive ci siamo sentiti con tutti gli autori russi del progetto, per invitarli personalmente a partecipare al Festival in forme diverse da quella espositiva prevista dal progetto poi annullato: tutti hanno risposto esprimendo gratitudine ma fermezza nel considerare le attuali condizioni, in cui la guerra è in corso, non praticabili. Con il loro assenso abbiamo deciso di risentirci quando questo conflitto sarà finito. L’unico che invece ha deciso di collaborare è Alexander Gronsky, che infatti esporrà a Fotografia Europea 2022 e che ci ha mandato una sua fotografia e un testo a corredo dell’immagine.
La mozione presentata in Consiglio comunale è stata quindi respinta perché, al momento della sua presentazione, era già stata superata nei fatti.
Questa decisione non rischia di “offuscare” l’immagine di Reggio Emilia come città inclusiva e aperta?
Non credo proprio. Come spiegato, la mozione respinta travisava gli eventi, perché al momento della sua presentazione l’Amministrazione aveva già concordato con Alexander Gronsky le modalità della sua partecipazione a Fotografia Europea.
Perché la mozione sembra riferirsi in particolare ad Alexander Gronsky?
Questo dettaglio andrebbe chiesto alla consigliera che ha presentato la mozione. Vorrei sottolineare che già il 22 marzo, tramite comunicato stampa, era stata annunciata la ripresa della collaborazione con Alexander Gronsky e, di conseguenza, la sua presenza al festival. La mozione presentata in Consiglio, quindi, appare non soltanto superata dagli eventi ma pretestuosa nelle premesse, e basata su informazioni non corrette. Per questo il documento è stato respinto.
Possono la gente comune, l’arte, la cultura essere “messi da parte” in base alla nazionalità, a causa dell’invasione decisa da un tiranno al potere? E non rischia questo di provocare ulteriori divisioni e fomentare discriminazioni delle quali non c’è certamente bisogno?
Certo che no, infatti non è accaduto. La decisione di non collaborare con l’Ermitage è stata presa all’indomani dell’aggressione della Russia all’Ucraina, dunque non è in alcun modo dettata da presunte spinte “russofobe” provenienti da altre istituzioni.

 

E certamente, ci sembra di capire, non c’è stata spinta “russofoba” alcuna da parte dell’iniziativa “non privata” chiamata Fotografia Europea, essendo chiaro come gli eventi e le decisioni legate alla manifestazioni siano state prese a seguito e sulla base di altre decisioni prese tanto a livello di Governo nazionale quanto di istituzioni europee; decisioni non basate, come altre, su discutibili opinioni personali.

 

(13 aprile 2022)

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