Un incubo domestico durato oltre due decenni, segnato da una violenza fisica e psicologica sistematica che non si è fermata nemmeno davanti alla nascita dei figli o ai periodi di gravidanza della vittima. I fatti, iniziati nel lontano 1999 e proseguiti fino ai giorni nostri, descrivono un regime di terrore imposto tra le mura di casa, dove la vittima era costretta a subire quotidianamente offese volgari, aggressioni fisiche e un controllo ossessivo volto a isolarla dai propri affetti. È questo lo scenario emerso dalle indagini condotte a Bagnolo in Piano. Gravi condotte maltrattanti quelle presuntivamente compiute dal 56enne italiano per le quali, al termine delle indagini, i carabinieri della Stazione di Bagnolo in Piano, a cui la vittima si è rivolta, lo denunciavano alla locale Procura della Repubblica per il reato di maltrattamenti aggravati contro familiari e conviventi nonché lesioni personali aggravate.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, diretta dal Procuratore Calogero Gaetano Paci, condividendo con le risultanze investigative dei Carabinieri di Bagnolo in Piano ha richiesto e ottenuto dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia, l’applicazione nei confronti del 56enne dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che l’altro pomeriggio è stata eseguita dai carabinieri di Bagnolo in Piano che hanno arrestato l’uomo.
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Leggi l'articolo →La ricostruzione della vicenda delinea un quadro di presuntiva estrema gravità. L’uomo, spesso sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti, avrebbe instaurato un clima di sopraffazione basato su una visione della moglie come “proprietà” personale. Le aggressioni fisiche erano frequenti e brutali: nel febbraio 2019, la donna ha riportato la frattura di una costola a causa di un violento pugno, mentre nel marzo 2020 è stata colpita con un calcio che le ha causato la frattura del polso destro. Tali episodi venivano spesso minimizzati o nascosti dall’indagato, che in più occasioni avrebbe convinto la vittima a mentire ai sanitari e alle forze dell’ordine per coprire le proprie responsabilità. Oltre alle percosse, la violenza si manifestava con attacchi di rabbia improvvisa durante i quali l’uomo lanciava oggetti – come stendini, pane o vino – contro la compagna, arrivando in un’occasione persino a dare fuoco a un armadio perché non era stato spostato secondo i suoi ordini. Le minacce erano costanti e pesanti: “Ti brucio viva”, “Ti uccido”, “Ti sparo”, sono solo alcune delle frasi rivolte alla donna, estese talvolta anche ai suoi genitori. L’uomo avrebbe inoltre messo in atto ritorsioni contro i suoceri, come manomettere i loro mezzi agricoli o nascondere le chiavi delle loro auto nel congelatore. La situazione è diventata insostenibile nel febbraio 2026, quando la donna ha espresso la volontà di separarsi. Da quel momento, le vessazioni si sono intensificate: l’uomo ha iniziato a seguirla sul posto di lavoro, a chiamarla ossessivamente e a minacciare il suicidio per costringerla a restare, dichiarando apertamente che non le avrebbe mai permesso di rifarsi una vita e che l’avrebbe colpita “quando meno se lo aspettava”.
Le indagini, avviate dai Carabinieri della Stazione di Bagnolo in Piano, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico del 56enne. La Procura della Repubblica di Reggio Emilia, valutando l’estrema pericolosità del soggetto e il rischio concreto di ulteriori e più gravi aggressioni, ha richiesto l’applicazione della misura più severa. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha quindi emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ravvisando che ogni altra misura meno afflittiva sarebbe risultata inadeguata a tutelare l’incolumità della vittima. Informa un comunicato stampa dei Carabinieri.
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(1 aprile 2026)
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