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Osservatorio provinciale sulle differenze di genere: tra stabilità e nuove sfide. Martinelli: “Verso un nuovo patto di cittadinanza per il territorio reggiano”

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Sono stati presentati oggi pomeriggio i risultati della seconda edizione dell’Osservatorio provinciale contro le discriminazioni di genere in ambito lavorativo (anno 2025), realizzato dalla Provincia di Reggio Emilia in collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione ed Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, attraverso i fondi destinati a sostenere la presenza paritaria delle donne nella vita economica.

Il report si basa su un’analisi articolata per sei ambiti principali – lavoro, reddito, istruzione, tempo, potere e salute – costruiti attraverso un sistema di indicatori ispirato al Gender Equality Index e adattato alla scala provinciale. Ogni dominio indaga fattori specifici: il lavoro misura partecipazione, stabilità e qualità dell’occupazione; il reddito analizza differenze salariali e condizioni economiche; l’istruzione osserva livelli di formazione e segregazione nei percorsi di studio; il tempo considera la distribuzione tra lavoro, cura e vita personale; il potere rileva la presenza femminile nei ruoli decisionali e rappresentativi; la salute infine valuta condizioni di benessere, accesso ai servizi e stili di vita. La lettura integrata di questi ambiti consente di cogliere non solo i singoli divari, ma anche le interdipendenze tra i fattori che li generano e li rafforzano nel tempo.

Il dato complessivo restituisce un quadro di sostanziale stabilità, con un indice sintetico che passa da 80,7 a 81,8 punti. Fatto 100 il livello di perfetta parità tra uomini e donne, la provincia di Reggio Emilia si attesta dunque a 81,8, confermando un contesto complessivamente avanzato ma ancora distante da una piena uguaglianza.

“Questa stabilità può essere letta in due modi – spiega la consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità, Claudia Martinelli –. Da un lato rappresenta un consolidamento dei risultati raggiunti, dall’altro evidenzia un progresso che rischia di essere troppo lento. Preoccupa in particolare il calo nel dominio del potere, che segnala come le donne continuino a incontrare ostacoli nell’accesso ai ruoli decisionali”.

Nel dettaglio, il report evidenzia che il dominio “Power” è l’unico in peggioramento, con un calo da 82 a 80,2 punti, legato soprattutto alla minore presenza femminile nelle cariche elettive e nei ruoli apicali.

Accanto a questo dato, si registrano segnali di miglioramento in altri ambiti. Il lavoro (Work) cresce da 65,9 a 69,8 punti, sostenuto anche da un miglioramento del tasso di disoccupazione giovanile femminile. Un dato che, tuttavia, va letto con attenzione: trattandosi di un indicatore soggetto a forti oscillazioni nel tempo, questo andamento può dipendere anche da fattori congiunturali e non può quindi essere interpretato automaticamente come un rafforzamento strutturale della condizione femminile nel mercato del lavoro. Anche per questo, la Provincia sottolinea la necessità di verificarne l’andamento nei prossimi anni.

Anche il dominio salute (Health), rivisitato rispetto all’edizione precedente, registra un incremento significativo, passando da 91,4 a 95,5 punti, grazie soprattutto al miglioramento nell’accesso alle prestazioni sanitarie, elemento non considerato nel report precedente, pur in presenza di un gap di genere che resta significativo.

Resta tuttavia strutturale il tema delle disuguaglianze economiche. Il report conferma infatti la presenza di un gap retributivo ancora rilevante, pari a circa 22 punti nella retribuzione annua media, con differenze che persistono anche su base settimanale e nel reddito familiare quando il principale percettore è una donna.

Sull’importanza di agire con determinazione contro il gender pay gap, è intervenuta la Consigliera di Parità della Provincia di Reggio Emilia, Francesca Bonomo: “I dati dell’Osservatorio confermano che la disparità salariale è un nodo strutturale che non possiamo permetterci di ignorare. In questo senso, il recepimento della Direttiva Europea 2023/970 sulla trasparenza salariale, che diventerà obbligatoria dal 7 giugno 2026, rappresenta un’opportunità storica e irripetibile. Non si tratta solo di un obbligo di legge, ma di uno strumento di civiltà che imporrà alle aziende criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. Trasparenza significa dare alle lavoratrici il diritto di conoscere i livelli retributivi e ai datori di lavoro la responsabilità di giustificare eventuali scarti. Come Ufficio della Consigliera di Parità, saremo in prima linea per accompagnare il tessuto produttivo reggiano in questa transizione, affinché la parità diventi finalmente un elemento misurabile e non solo un auspicio.

Sul piano delle competenze, emerge un quadro articolato: le donne presentano livelli di istruzione terziaria superiori agli uomini (27% contro 19,3%), ma restano più concentrate nei percorsi socio-umanistici, con un divario ancora significativo nelle discipline STEM.

Un elemento che, insieme alla distribuzione del tempo di cura, contribuisce a spiegare parte dei divari ancora presenti. La persistenza delle disuguaglianze nel lavoro e nel reddito può infatti essere letta in relazione sia al carico familiare ancora prevalentemente sostenuto dalle donne, sia alla specializzazione formativa, che incide sulle opportunità di ingresso e crescita nel mercato del lavoro.

Un altro elemento critico riguarda proprio la gestione del tempo: le donne continuano a sostenere il carico principale delle attività familiari e di cura, con una maggiore incidenza del lavoro part-time e un conseguente impatto sull’autonomia economica e sulle opportunità di carriera.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un territorio che performa bene rispetto ad altri contesti, ma che fatica a compiere un salto di qualità strutturale.

“Essere giunti alla seconda edizione dell’Osservatorio ci permette di iniziare a leggere questi dati in prospettiva – spiegano i professori Giovanna Galli e Massimo Neri, responsabili scientifici del progetto –. Si conferma un contesto complessivamente virtuoso, con una qualità della vita e del lavoro superiore alla media nazionale, ma ancora migliorabile sul fronte della parità. È un lavoro ambizioso, che cerca di analizzare il fenomeno nella sua complessità e nelle relazioni tra i diversi fattori che lo determinano”.

“Siamo arrivate a un punto in cui il miglioramento non passa più solo da singoli bandi o dalla lettura dei dati – prosegue Martinelli –. Il salto di qualità richiede un rafforzamento della dimensione collaborativa territoriale. La parità deve uscire dagli uffici e diventare un impegno condiviso della comunità”.

Proprio in questa direzione si inserisce la proposta della Provincia di evolvere l’Osservatorio da progetto di rete a progetto di territorio, rafforzando il coinvolgimento di istituzioni, sistema educativo e mondo produttivo.

La prospettiva indicata è quella di un vero e proprio patto di cittadinanza, capace di attivare nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato e di rendere la parità di genere una leva strutturale di sviluppo per il territorio reggiano.

 

 

(31 marzo 2026)

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