di Daniele Santi, #Lopinione
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I Sovranisti e i Populisti hanno finalmente l’occasione per indignarsi di notizie create da loro stessi. La più seria, che è anche a più esilarante, è quella che li vede in appena una settimana rinnegare sovranismo e populismo per sposare il nascente governo di Mario Draghi come se niente fosse; come se fossero sempre stati europeisti, filo-Draghi, filo-governativi e responsabili in una metamorfosi che li ha portati dall’essere antieuropeisti, populisti, sovranisti, trumpisti, putinisti, orbanisti, razzisti, complottisti e in molti casi, neofascisti, alla istituzionalità più conforme a quella politica che sempre hanno detto di odiare.

Non è buona volontà: è che questa volta i loro elettori gli hanno fatto capire, in ogni modo possibile, contestabilissimi sondaggi inclusi, che di giocare alla politica anche basta perché la faccenda è seria. Dunque i sovranisti e i populisti neofascisti e razzisti si ricicleranno nella rassicurante figura di Giorgetti riciclando contemporaneamente anche un Salvini che è all’ultima spiaggia, e si affogherà anche in quella. E i populisti de noantri, dal folklore facile, hanno trovato un Beppe Grillo inasettatamente istituzionale che a suon di grida li ha messi in fila. E che ha creato un nuovo vaffa day, silente stavolta, diretto al buon Di Battista, già Dibba Cuore D’Acciaio.
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Non c’è buona volontà, ci scuserete il cinismo, c’è una necessità inderogabile e la responsabilità per una volta condivisa, di portare a compimento la ripartenza e riconversione di un paese come l’Italia, devastata da una politica inconcludente e cialtrona che pare, diciamo pare, essersi resa conto di un necessario passo indietro per riconvertirsi alla decenza, alla preparazione, alla competenza, alla responsabilità.
Intanto godiamoci i sovranismi e populismi che rimangiano il loro stesso essere stati sovranisti e populisti fino alla prossima sorpresa, che potrebbe essere, nel caso di Salvini, chiedere le elezioni fra un mese. Zaia e Giorgetti permettendo.
(7 febbraio 2021)
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