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Crollo della Marmolada: uno studio di Roberto Francese dell’Università di Parma e Aldino Bondesan dell’Università di Padova

di Redazione Parma

I docenti Roberto Francese dell’Università di Parma e Aldino Bondesan dell’Università di Padova hanno condotto il primo studio che indaga su cause e meccanismi del crollo della Marmolada, che causò la tragedia del luglio 2022 con 11 vittime e 7 feriti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Geomorphology” e ripreso anche nei “Research Highlight” della rivista “Nature”.

Il crollo è avvenuto nella parte alta del versante settentrionale della Marmolada alla quota di 3213 m s.l.m. e ha interessato un lembo sommitale del ghiacciaio, nei pressi di Punta Rocca. Questo piccolo ghiacciaio residuale era parte integrante dell’ampia fronte glaciale fino a circa un decennio fa, e oggi, a causa della frammentazione causata dall’arretramento, è rimasto isolato e racchiuso entro una nicchia sul versante esposto a settentrione appena al di sotto della cresta. La valanga di ghiaccio e detriti ed acqua, per una massa di circa 64.000 tonnellate, ha percorso circa 2,3 km lungo il pendio e si è arrestata in un canalone laterale appena sotto il Pian dei Fiacconi. L’evento è stato documentato da diversi video registrati da escursionisti che si trovavano sul posto, che hanno aiutato nell’analisi del collasso. L’energia sismica rilasciata dall’evento è stata paragonabile a un terremoto di magnitudo pari a 0,6.

Lo studio si è basato sull’analisi dei regimi meteo-climatici, su una serie di rilievi geofisici effettuati direttamente sul ghiacciaio prima e dopo il crollo in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (OGS) e sull’analisi di immagini aeree e satellitari riprese nel trentennio precedente e immediatamente prima e dopo l’evento.

Come spiega il prof. Francese “il distacco è stato in gran parte causato da un cedimento lungo un crepaccio mediano, allargatosi nell’ultimo decennio, riempito da un volume di almeno 12.000 m3 di acqua di fusione generato dalle temperature altamente anomale della tarda primavera e dell’inizio dell’estate 2022 con valori di quasi 4 °C superiori alle medie del periodo”.

La fitta rete di crepacci insieme alla morfologia e alle proprietà fisiche della superficie basale hanno predisposto questo settore glaciale al collasso, la cui causa scatenante è da individuarsi nella doppia azione dell’acqua di fusione che dapprima si è incuneata in uno strato di ghiaccio basale, sollevando come una sorta di pistone la porzione superiore del ghiacciaio, e poi ha esercitato un’azione di sottospinta al contatto con il substrato roccioso sulla porzione inferiore del ghiacciaio destabilizzando definitivamente la massa e causandone il cedimento.

Qui il collegamento alla pubblicazione.

 

(17 aprile 2023)

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