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CIA Reggio Emilia conferma Catellani e rilancia la sfida dell’agricoltura: “Dalle radici, il nostro futuro”

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Il futuro dell’agricoltura reggiana non è un destino da subire, ma un percorso da costruire con consapevolezza, a partire da un’identità solida e profondamente radicata nel territorio. È il messaggio lanciato con forza dalla IX Assemblea Elettiva di CIA – Agricoltori Italiani di Reggio Emilia, dal titolo “Dalle radici, il nostro futuro”, svoltasi oggi presso la Cantina Albinea Canali.

Un appuntamento molto partecipato che ha visto il confronto tra istituzioni, mondo agricolo, filiere produttive e rappresentanza economica sui principali temi che attraversano oggi l’agricoltura reggiana, nazionale ed europea. Nel corso dell’assemblea sono stati analizzati i principali comparti del sistema agricolo reggiano, dalle filiere di eccellenza alle produzioni più in difficoltà, mettendo in luce criticità, prospettive e priorità di intervento.

Il confronto ha evidenziato le prospettive dell’agricoltura in un contesto economico e geopolitico complesso, con particolare attenzione alle politiche agricole europee, alla tenuta delle filiere, al ruolo della Food Valley, alle dinamiche dei mercati e alle sfide legate all’innovazione, alla sostenibilità e alla competitività delle imprese. È emersa la necessità di scelte coerenti e strumenti efficaci capaci di accompagnare le aziende agricole nei processi di cambiamento, garantendo reddito, stabilità e prospettive di sviluppo.

Al termine dei lavori assembleari, Lorenzo Catellani è stato confermato presidente di CIA – Agricoltori Italiani di Reggio Emilia, a riconoscimento del lavoro svolto e dell’impegno profuso alla guida dell’organizzazione in una fase complessa e decisiva per il settore primario.

L’assemblea è iniziata con il suo intervento e si è sviluppata attraverso un articolato confronto moderato dal vicedirettore esecutivo de Il Sole 24 Ore, Sebastiano Barisoni, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, del mondo delle filiere agroalimentari e dell’ambito accademico. Tra questi, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, che ha ringraziato CIA Reggio Emilia “per il lavoro quotidiano al fianco delle imprese agricole: il valore della rappresentanza associativa è un principio democratico fondante per il nostro Paese e per i nostri territori. Come Regione Emilia-Romagna il nostro obiettivo è garantire il reddito delle imprese e sostenere gli investimenti, a tutela della sicurezza alimentare e della produzione di cibo».

Mammi ha poi ricordato le risorse messe in campo dalla Regione: «Il Programma di Sviluppo Rurale 2023–2027 vale complessivamente 1 miliardo di euro. A fine dicembre abbiamo già messo a disposizione 722 milioni di euro per le imprese agricole e agroalimentari, di cui 105 milioni destinati agli investimenti negli ultimi mesi».

Particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni: «Grazie a una riallocazione di risorse, garantiamo lo scorrimento delle graduatorie dei bandi per i giovani imprenditori agricoli per ulteriori 22 milioni di euro e, nelle prossime settimane, apriremo un nuovo bando da 28 milioni di euro, sempre dedicato ai giovani agricoltori. Continueremo a garantire il nostro impegno a fianco delle imprese del settore primario».

Al confronto hanno contribuito anche Maurizio Moscatelli, CEO e amministratore delegato del Gruppo GranTerre, Corrado Casoli, presidente di Cantine Riunite & CIV, e Angelo Frascarelli, docente dell’Università degli Studi di Perugia, portando il punto di vista delle filiere, dell’impresa e dell’analisi economica. Presenti in sala, tra gli altri, il capo di gabinetto di CIA nazionale, Gianni Razzano e il presidente regionale Stefano Francia che ha tenuto l’intervento conclusivo. L’assemblea è stata invece aperta dal presidente nazionale Cristiano Fini. I lavori sono stati coordinati dal direttore di CIA – Agricoltori Italiani Reggio Emilia Fabio Pedocchi.

Nel suo intervento, il presidente Lorenzo Catellani ha richiamato il significato profondo del titolo dell’assemblea, sottolineando come il futuro dell’agricoltura reggiana debba essere costruito a partire dalla sua storia e dalla sua identità:
«È proprio da questa consapevolezza che nasce il senso del titolo di questa Assemblea. “Dalle radici, il nostro futuro” significa partire da ciò che l’agricoltura reggiana è sempre stata per costruire ciò che è chiamata a diventare. Un futuro che chiediamo con forza sia fondato su rispetto, ascolto e condizioni eque, perché le imprese agricole possano continuare a fare ciò che hanno sempre fatto: produrre cibo di qualità, creare valore, lavoro e presidio del territorio».

Catellani ha quindi ribadito il ruolo centrale della rappresentanza in una fase storica segnata da profonde trasformazioni: «Il nostro compito non è subire il cambiamento, ma stare dentro il cambiamento da protagonisti, con una rappresentanza forte, credibile e responsabile. Questa è la funzione di CIA: dare voce agli agricoltori, difenderne il reddito, accompagnarne l’evoluzione e portare le loro istanze nei luoghi in cui si decide».

Nel corso dell’assemblea è emersa con forza la necessità di rimettere al centro le imprese agricole all’interno delle filiere di eccellenza, della Food Valley e delle politiche di sviluppo: «Senza agricoltori non c’è futuro, non c’è sostenibilità, non c’è sicurezza alimentare. Per questo dobbiamo lavorare insieme, con unità e determinazione, trasformando le difficoltà in opportunità e le sfide in visione, con uno sguardo radicato nel territorio ma capace di incidere a livello regionale, nazionale ed europeo».

A chiudere l’intervento, l’impegno per il mandato appena avviato:
«CIA – Agricoltori Italiani di Reggio Emilia è pronta a fare la propria parte, con serietà, competenza e responsabilità. Perché il futuro dell’agricoltura reggiana non si subisce: si costruisce, insieme».

L’agricoltura reggiana tra eccellenze e criticità

L’assemblea è stata l’occasione per analizzare in modo approfondito il quadro dell’agricoltura reggiana, parte integrante della Food Valley emiliana, oggi riconosciuta come Food Valley d’Europa e modello internazionale fondato sulla qualità certificata, sull’identità territoriale e sulla capacità competitiva delle filiere. Un sistema che contribuisce in modo determinante alla Dop Economy regionale, che in Emilia-Romagna vale complessivamente 3,9 miliardi di euro, e che vede Reggio Emilia protagonista di un modello integrato capace di tenere insieme produzione agricola, trasformazione industriale, lavoro ed export.

Le produzioni alimentari rappresentano la quota prevalente del valore agroalimentare, affiancate da un comparto vitivinicolo a Indicazione Geografica che supera i 450 milioni di euro. Nel complesso, l’agroalimentare regionale genera circa 37 miliardi di euro, con oltre 10 miliardi destinati ai mercati esteri, confermandosi una delle principali voci dell’export dell’Emilia-Romagna. Un sistema che poggia su basi diffuse, con decine di migliaia di imprese agricole e agroalimentari e una produzione lorda vendibile agricola che si attesta intorno ai 6 miliardi di euro.

All’interno di questo quadro, la filiera lattiero-casearia e in particolare il Parmigiano Reggiano rappresentano uno dei pilastri dell’agricoltura reggiana. Una filiera forte e organizzata, capace di creare valore e occupazione, ma chiamata oggi a governare con attenzione l’equilibrio tra produzione e mercato e a garantire una più equa distribuzione del valore lungo tutta la catena, a partire dagli allevatori.

Accanto a queste eccellenze, l’assemblea ha evidenziato le difficoltà che attraversano altri comparti strategici. In particolare, la suinicoltura vive una fase di forte criticità, segnata dall’aumento dei costi di produzione, dalle tensioni di mercato e dall’emergenza sanitaria legata alla Peste Suina Africana, con il rischio concreto di una progressiva riduzione degli allevamenti e di una perdita di presidio economico e territoriale. Una situazione che richiede interventi urgenti e coordinati per tutelare il reddito delle imprese e la tenuta della filiera.

Il settore vitivinicolo, con circa 8.500 ettari vitati, resta un elemento identitario dell’agricoltura reggiana, ma deve affrontare le sfide legate alla volatilità dei prezzi, alla promozione e all’evoluzione dei consumi. È emersa la necessità di una strategia condivisa che punti su qualità, innovazione e sviluppo di prodotti capaci di rispondere alle nuove esigenze del mercato, insieme a una riflessione sul ruolo e sul rilancio delle cooperative vitivinicole in difficoltà.

Anche il comparto cerealicolo attraversa una fase di forte incertezza, schiacciato dalla volatilità dei prezzi, dall’aumento dei costi e dalla concorrenza delle importazioni. In questo contesto è strategico rafforzare il legame tra produzioni cerealicole locali e filiere Dop, valorizzando l’origine delle materie prime come elemento distintivo di qualità, sostenibilità e identità territoriale.

L’assemblea ha inoltre dedicato attenzione alle produzioni orticole, in crescita negli ultimi anni, e alle produzioni biologiche e di nicchia, in particolare nelle aree appenniniche, che rappresentano una risorsa fondamentale per la diversificazione produttiva, il presidio del territorio e le opportunità per le giovani generazioni. In questo quadro si inseriscono anche strumenti come l’agriturismo e la vendita diretta, leve sempre più importanti per integrare il reddito agricolo, rafforzare il rapporto con i cittadini-consumatori e valorizzare il territorio in chiave turistica e culturale.

Un tema trasversale emerso con forza nel corso dell’assemblea riguarda anche il rapporto tra agricoltura e transizione energetica. È stata evidenziata la necessità di governare con responsabilità lo sviluppo dell’agrivoltaico, evitando interventi che rischiano di sottrarre suolo agricolo fertile e compromettere la continuità produttiva. La transizione energetica rappresenta una sfida condivisa, ma non può avvenire a discapito dei terreni a vocazione agricola. È stato inoltre richiamato il rischio di alterazioni del mercato fondiario, legate a operazioni speculative che mettono sotto pressione le aziende agricole e ostacolano il ricambio generazionale. Per questo è stata ribadita la richiesta di regole chiare e coerenti che consentano ai territori di valutare i progetti in modo responsabile, indirizzando lo sviluppo delle rinnovabili verso aree già compromesse o prive di vocazione agricola. La transizione energetica deve essere governata, non subita, per tutelare un patrimonio produttivo, ambientale e sociale che appartiene all’intera comunità.

Nel complesso emerge l’immagine di un’agricoltura reggiana articolata, resiliente e ricca di potenzialità, ma chiamata ad affrontare sfide complesse: aumento dei costi, instabilità dei mercati, cambiamenti climatici, pressione burocratica ed emergenze sanitarie. Criticità che richiedono una rappresentanza forte, capace di accompagnare ogni settore nel cambiamento, trasformando le difficoltà in opportunità e costruendo risposte concrete per il futuro del sistema agricolo e delle comunità rurali.

 

 

 

(25 febbraio 2026)

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