In oltre quarant’anni di matrimonio, è stata costretta a subire dal marito 63enne, insulti, minacce di morte, aggressioni fisiche e dilapidazione del patrimonio familiare a causa di dipendenze da droghe, gioco d’azzardo e alcol. Gravi condotte maltrattanti quelle compiute nei confronti della moglie e della figlia in conseguenza della quali i Carabinieri della stazione di Corso Cairoli, a cui la donna nel corso di una lunga deposizione ha raccontato i fatti subiti da decenni, hanno denunciato alla Procura di Reggio Emilia, diretta dal Procuratore Calogero Gaetano Paci, un 63enne reggiano in ordine al reato di maltrattamenti in famiglie continuati e aggravati per essere stati commessi davanti ai figli minori e nei confronti della figlia minorenne.
La Procura della Repubblica di Reggio Emilia, condividendo con le risultanze investigative dei Carabinieri della stazione di Corso Cairoli aveva richiesto e ottenuto dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia, l’applicazione nei confronti dell’uomo della misura cautelare divieto di avvicinamento, prescrivendogli di non avvicinarsi all’abitazione della donna, dei figli ed ai luoghi dai medesimi frequentati, mantenendo una distanza di 1000 metri e di non comunicare con qualsiasi mezzo e in qualsiasi modo con le vittime, disponendo l’applicazione del braccialetto elettronico.
Il provvedimento cautelare era stato eseguito dai carabinieri della stazione di Corso Cairoli che hanno condotto le indagini. Dalle risultanze investigative è emerso come l’uomo dal 1984 maltrattava la moglie sottoponendola a quotidiani atti di vessazione psicologica, insultandola ripetutamente con gravi epiteti, strattonandola, schiaffeggiandola, calciandola, lanciandole contro oggetti umiliandola in pubblico prendendola per il colo e sbattendola al muro minacciandola frequentemente di morte con fasi del tenore “Ti ammazzo”, Ti sgozzo come un capretto”, “Ti faccio finire sotto terra” e in una circostanza lanciandole un mazzo di chiavi negli occhi cagionandole una grave ecchimosi e dilapidando infine il patrimonio di famiglia per fare fronte alle sue dipendenze. Maltrattamenti che non risparmiavano nemmeno la figlia imponendole una cieca ubbidienza e punendola con imprecazioni e violenze. A distanza di circa un anno l’uomo, ha reiteratamente violato le prescrizioni alla quale era sottoposto: avrebbe avvicinato la vittima sotto casa e nei luoghi abituali, nonostante il divieto, avrebbe contattato la moglie con numerose telefonate quotidiane (anche 30 al giorno), tanto da vedere la donna costretta a bloccare il marito sul telefono, a causa dei numerosi tentativi di contatto con messaggi scritti e vocali, nonostante la richiesta della vittima di non essere contattata.
L’uomo inoltre si era presentato sul luogo di lavoro per parlare con la donna e avrebbe tentato di impedirle di allontanarsi in auto, esercitando pressioni e intimidazioni.
Le presunte ulteriori illecite condotte sono state segnalate dai carabinieri di Corso Cairoli, alla Procura reggiana, che ha richiesto e ottenuto dal Tribunale di Reggio Emilia l’ordinanza di aggravamento della misura attuale con l’applicazione della misura divieto di dimora nel Comune e nella Provincia di Reggio Emilia. Il provvedimento, giunto ai carabinieri di Reggio Emilia Principale, è stato quindi eseguito ieri mattina (25 febbraio, ndr).
(26 febbraio 2026)
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