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La Sorella d’Italia dominante difende coi denti il territorio (il suo) da chi le muove critiche sacrosante

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di Giovanna Di Rosa

Definiscono tutto rivoluzione, ma di rivoluzionario non c’è niente se non la direzione del loro sguardo che rivoluziona la percezione della realtà vendendo a parole un mondo che si rinnova, ma che invece va indietro. Non ha detto nulla la presidente del Consiglio Meloni durante il question-time del pomeriggio, non ha risposto, ha imposto con maschia durezza la sua linea – sono convinti di avere una linea per l’Italia, ma seguono solo le loro convinzioni e sono insensibili ai bisogni reali del paese – e tutto quello che ha fatto oltre le sue imposizioni ideologiche e legate al ventennio del secolo scorso, parlando di misure che sono per lei rivoluzionare, ma servono solo a chi ha di più lasciando nei casini chi non ha nulla o quasi è stato difendere coi denti il suo territorio. Il suo, non l’Italia.

Non essendo stata nominata Regina, e se ne dispiace nelle sue apparizioni pubbliche dove si esprime prevalentemente con espressioni fideistiche e manifestando, ce ne dispiace, scarsa profondità culturale, a favore di dichiarazioni vaghe e senza obbiettivi, utili al momento, perché del domani non v’è certezza a meno che non si tratti della sua augusta poltrona di presidente del Consiglio, Meloni non può mollare l’osso. Quindi a Schlein che gli parla del salario minimo lei risponde che non è quella la strada, che loro vogliono aumentare i salari. Con quali soldi non lo dice, perché non lo sa nemmeno lei. Perché lei e il suo governo, un governo incapace, senza un progetto che non sia l’odio verso ogni odiabile possibile – contro i migranti, contro gli scafisti, con il PD, contro gli omosessuali, contro Sanremo, contro i bambini figli di coppie omogenitoriali, contro l’utero in affitto (così lo chiamano squallidamente le destre-destre) contro tutti, a meno che non siano sicuri che votino per loro con eccessi di arroganza inquietanti.

Non accettiamo lezioni da nessuno, sembrano dire. Che sono nati imparati si nota. Quindi, ciliegina sulla torta, Meloni dà la colpa ai governi passati come se lei dentro i governi scorsi non ci fosse mai stata (ma certamente non ero io una delle ministre di Berlusconi dal 2008 al 2011 e Meloni era ancora Ministra quando nell’agosto del 2011 il governo Berlusconi di cui era parte approvò il MES, che oggi la destra non vuole più).

Si è avuta la sensazione che Meloni si sentisse dentro un talk-show di cui si sentiva, con ogni probabilità, l’unica voce autorevole. E in effetti la voce non le manca, peccato manchi l’autorevolezza. Ma in questa paese si va al governo per quel che si racconta e non per quello che si vale. E di questo, francamente, Meloni non ha responsabilità. In chiusura una performance da femmina dominante che ha delimitato il territorio dalla pretendente in formazione che sta diventando più forte. E’ possibile che non in futuro non le basti.

 

(15 marzo 2023)

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