di Giovanna Di Rosa
C’è sempre un medioevo da qualche parte, l’importante è non stupirsi perché poi investe noi e non fa bene a nessuno. La storia della giovane Saman condannata a morte dai giustizieri maschi della sua famiglia che hanno anche perpetrato l’uccisione, ha un nuovo colpo di scena. E’ il padre di famiglia, il maschio-padrone, il maschio-omone coraggioso che dopo ciò che ha fatto, o ha commissionato, o ha taciuto, o ha appoggiato, si è prontamente rifugiato in Pakistan al riparo dell’omertà della famiglia allargata simil-mafiosa dentro la quale schiatterà soffrendo come meritano quelli come lui, che tolgono la vita agli altri sentendosi dio giustiziere.
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L’ultimo capitolo del balletto sulla tomba della giovane Saman che voleva soltanto amare chi amava, ha le sembianze di un audio da intercettazione telefonica nella quale, scrive il Corriere, il padre-padrone schiamazza il suo orgoglioso (pare) “Ho ucciso mia figlia”, perché questo fa un vero uomo: ammazza (o tace di fronte all’omicidio di) colei che rifiuta il suo potere assoluto. Nemmeno le bestie arrivano a tanto. E lo avrebbe detto per telefono a un parente l’8 giugno 2021 , il nobile Shabbar Abbas, padre di Saman, diciottenne sparita dalla notte del 30 aprile 2021 da Novellara e che gli inquirenti, Procura e carabinieri di Reggio Emilia, sono sicuri sia stata assassinata perché rifiutava di sposare un cugino in patria. La conversazione è stata raccolta, continua il Corriere, quando l’uomo era già fuggito in Pakistan, ed è stata messa agli atti del processo che inizierà a febbraio a carico dei familiari della vittima.
Il processo inizierà il 10 febbraio 2023 a Reggio Emilia: protagonisti dell’orribile storia i tre familiari di Saman arrestati nei mesi scorsi all’estero, in Francia e in Spagna. Si tratta dello zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre ai genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan. Il contenuto dell’audio, riportato ancora dal Corriere, non lascia dubbi su ciò che il padre della ragazza pensa dell’accaduto: “Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (…). Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman è affidato a una comunità protetta, ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”.
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(24 settembre 2022)
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