Doppia operazione contro la mafia nigeriana tra Ferrara e Torino

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di Redazione #Ferrara ttwitter@gaiaitaliacom #Cronaca

 

Una duplice operazione della Polizia di Stato di Torino (qui la notizia completa) e di quella di Ferrara – quest’ultima veniva avviata a fine luglio 2018 (P.M. drssa Isabella CAVALLARI) a seguito del tentato omicidio di un giovane nigeriano appartenente al cult degli Eiye, ferocemente aggredito a colpi di machete da un gruppo di almeno cinque connazionali, all’interno della zona GAD – permetteva di collegare gli episodi di estrema violenza già accertati e giungere alla dimostrazione dell’esistenza dei due gruppi malavitosi antagonisti, tra i quali era in corso una vera e propria guerra con modalità mafiose per la spartizione ed il controllo del territorio. Una volta assicurati alla giustizia i responsabili del gravissimo episodio, nel corso dell’anno 2019 le indagini approdavano alla D.D.A. di Bologna (P.M. dr. Roberto CERONI), per dimostrare l’esistenza sul territorio ferrarese della mafia nigeriana “Supreme Viking Arobaga” collegata al network internazionale.

In questa seconda fase, le indagini acclaravano la completa disponibilità dei sodali ad eseguire le direttive impartite direttamente dalla Nigeria: gli associati, vincolati da un rigoroso rispetto della segretezza, venivano affiliati con riti tribali, alla presenza dei vari vertici e capizona, durante riunioni (“party”) che si svolgevano nella zona di Brescia e del Veneto orientale, nel corso delle conversazioni emergeva un profondo rispetto per le gerarchie e solitamente un affiliato di rango inferiore salutava o si congedava rispettosamente dal superiore con la formula “Salutamos”.

Nel capoluogo estense, veniva accertata la centralità di OKENWA Emmanuel “Boogie”, dj di musica afro beat, che costituiva la figura di riferimento per il cult, tra le provincie di Ferrara, Padova, Treviso e Venezia, controllando il territorio e dirimendo le numerose diatribe che scoppiavano tra affiliati di rango medio-inferiore; in questa veste “Boogie” manteneva i contatti con il vertice di Torino.

A livello locale il predetto era supportato da diverse altre figure di rango inferiore, che gestivano capillarmente lo spaccio di droga sui territori loro assegnati, e si occupava personalmente dell’organizzazione delle spedizioni punitive nei confronti degli affiliati che si erano macchiati di qualche mancanza o avevano dimostrato poco rispetto.

Le indagini portavano anche alla scoperta di un importantissimo canale di rifornimento di cocaina, destinata prevalentemente al Veneto, proveniente dalla Francia e dall’Olanda. La droga veniva prelevata a Parigi ed Amsterdam, grazie all’appoggio di connazionali appartenenti ad una confessione protestante evangelista, da nutrite squadre di “corrieri” che effettuavano il trasporto “in corpore” di numerosi ovuli, rientrando in Italia attraverso i valichi del Monte Bianco e del Frejus. In un’occasione è stato intercettato un carico di circa dieci chili di cocaina, con l’arresto dell’intera squadra di “spalloni” nei pressi del traforo del Frejus.

Così il comunicato stampa ricevuto in redazione che pubblichiamo integralmente insieme a video e fotografie.

 

(28 ottobre 2020)

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