di F.F. #Lopinione twitter@gaiaitaliacomRE #Calcio
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E’ un piacere vedere le partite di calcio, soprattutto quelle importanti, con l’intelligente [sic] supporto di commentatori che non sanno nemmeno dove i verbi stiano di casa, come elaborare un concetto che non sia – sia ben chiaro – un trattato di filosofia sociale eppure si sentono di dover elaborare un trattato di filosofia sociale.
Ad esempio, nella serata del 1° maggio, su una rete Sky che proponeva un grandissimo incontro di calcio tra Barcellona e Liverpool, vinto dai blaugrana per 3-0, imperversava il nulla da bar, che al bar ci sta ma in televisione no, di un ex mediocre calciatore dalla carriera che tutti abbiamo dimenticato che – miracoli della non-comunicazione! – è negli ultimi tempi uno dei più gettonati della televisione sportiva via satellite, celebrato come il nuovo anche da intelligenti trasmissioni sportive di network radiofonici nazionali di un certo livello culturale e che non è riuscito, in quasi cento minuti di commento, ad infilarne una, sensata, senza arrampicarsi su concetti astrusi che poi non era in grado di portare a termine, o senza riuscire ad evitare di dare insulsi consigli ai calciatori di quello che è il più forte club di calcio al mondo da almeno un decennio, una macchina da guerra della vittoria, senza – insomma – uscire dalla sua mediocrità che gli appare, evidentemente, un dono di dio.
Roba da obbligare alla disdetta dell’abbonamento satellitare a chi, e sono molti, la presa in giro di DAZN non è andata giù.
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Ogni riferimento ad un mediocre calciatore reggiano, uno dei pochi che sia riuscito ad avere un contratto con una società di calcio che non lo ha mai messo in campo, convertitosi in genio del commento televisivo senza contenuti, asintattico, sgrammaticato e totalmente inutile, e che è riuscito a insinuare che un allenatore che ha vinto cinque scudetti di seguito sia un incapace, è puramente casuale.
La perla indimenticabile? “Anche Messi sbaglia…”, e via col Trionfo del Mediocre.
(2 maggio 2019)
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