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Ora Meloni lotta contro ogni “ambientalismo ideologico”. Ogni giorno un nemico diverso

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di Paolo M. Minciotti

Dopo avere concesso il patrocinio al Roma Pride la Regione Lazio ha fatto una precipitosa marcia indietro togliendolo al grido di “Nessun appoggio a chi sostiene l’utero in affitto”; la decisione in un pomeriggio straordinario per le destre che più ideologicamente retrive e oscurantiste non si può, che ha visto la presidente del Consiglio Meloni inaugurare la sua personale guerriglia con un nuovo nemico: uno al giorno, per non sbagliarsi. Oggi è il momento di prendersela con “l’Ambientalismo Ideologico”. Cos’è?

Non lo sanno neanche loro, ma dice che bisogna far sì che sviluppo tecnologico e cura dell’ambiente vadano di pari passo. In soldoni, nella lingua conservatrice che la poliglotta presidente maneggia meglio di quanto maneggi le altre, significa lasciare che tutto rimanga com’è dando furiosamente, pervicacemente e ad ogni occasione possibile, la colpa agli altri. Del resto non poteva non inventarsi qualcosa per evitare di parlare di ciò che succede con il PNRR e la Corte dei Conti e dato che il PD tace, la sua segretaria pure, gli ambientalisti in vista hanno vent’anni e sono stati denunciati abbastanza per avere guai fino alla pensione, tocca coniare il nuovo verbo meloniano: l’ambientalismo ideologico. La locuzione segue l’altra, ad uso elettorale, sfortunatissima, legata alle tasse come “pizzo di Stato”.

Dunque in sei mesi Meloni e i suoi colonnelli hanno trovato una lunghissima serie di nemici dell’Italia: l’Europa, l’aborto, il gender [sic], i figli delle Famiglie Arcobaleno (i figli, non le loro famiglie), i migranti (che non possono mancare mai dentro la propaganda di una destra come si deve), poi i diritti individuali, e oggi siamo prima al Roma Pride poi agli ambientalisti ideologici. Cosa si può chiedere di più alla vita? Per fortuna pare che in Puglia tornino le piantagioni di cotone, e Armani si incarica di lavorarlo dopo che per cinquant’anni non ce n’era più traccia. Speriamo che non ritornino anche gli schiavi. Ma anche quelli ci sono già.

Ecco dunque la condottiera Meloni che non arretra di un millimetro su nulla, ritenendo  forse che pervicacia e determinazione siano la stessa cosa, manganellando irragionevolmente e a uso propagandistico ogni novità, ogni pulsione di cambiamento, ogni cosa non sia in linea con quello che lei chiama essere conservatori, ma spaventosamente odora a zolfo.

 

 

(5 giugno 2023)

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