Fino al 18 ottobre 2026, Spazio Gerra a Reggio Emilia ospita la mostra “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo”, un progetto espositivo dedicato a uno dei più importanti protagonisti della canzone d’autore italiana. Il progetto, che prende il titolo dal verso “Canterò soltanto il tempo” del brano “Il tema” (1970), riassume uno dei nuclei della poetica di Francesco Guccini: il rapporto tra parola, memoria e lo scorrere del tempo.
“L’idea di fare una mostra su Francesco Guccini è nata quasi per caso, da incontri e dialoghi che ci hanno portato a pensare a un tributo, più che ad una “antologica”. Una figura così grande, umanamente e artisticamente, non si può raccontare in modo tradizionale – dichiarano Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri, curatori della Mostra – il massimo che potevamo fare era omaggiarla con rispetto e umiltà. Il progetto non era programmato, ma è maturato in quasi tre anni di lavoro. Fin dall’inizio abbiamo coinvolto illustratori e artisti contemporanei per rendere attuale la sua poetica, anche perché Guccini ha sempre avuto un legame forte con il fumetto e l’illustrazione. A questo abbiamo affiancato la fotografia, elemento importante anche per il nostro territorio, creando un dialogo tra linguaggi diversi. La mostra è stata pensata come un concept album, ruota attorno a nove canzoni, ma al centro non ci sono i brani in sé, bensì il racconto. È un’esperienza da vivere con le cuffie, per sentirsi accompagnati da una voce unica, capace di trasmettere calore, saggezza e autenticità, qualità rare non solo nella musica. Guccini è stato coinvolto, ma senza forzature, non ama apparire né essere celebrato in modo spettacolare. Abbiamo quindi costruito tutto a partire dai suoi racconti, condividendoli con lui nel rispetto della sua natura. La cosa più intensa è stata proprio ascoltarlo, sedersi con lui, tra fotografie e ricordi, e lasciarsi trasportare dalle sue storie».
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Leggi l'articolo →“Con la mostra dedicata a Francesco Guccini, la città di Reggio Emilia rinnova e rafforza con questo straordinario autore un legame culturale profondo, costruito nel tempo attorno a valori condivisi come la memoria, la parola e l’attenzione alla dimensione civile della vita collettiva. Un legame che affonda le proprie radici lungo la Via Emilia, crocevia di storie e identità, da cui prende forma una parte significativa della sua produzione» afferma il Sindaco di Reggio Emilia Marco Massari.
L’esposizione nasce da una serie di incontri con l’artista, svolti nell’arco di quasi tre anni, durante i quali Guccini ha condiviso ricordi, riflessioni e racconti legati alla sua produzione musicale e letteraria. Da questi dialoghi prende forma un percorso che mette in primo piano il tema del tempo, elemento ricorrente nella sua opera, insieme al valore della parola come mezzo per narrare la vita, la memoria e l’esperienza.
Promossa dall’Assessorato alla Cultura e Giovani del Comune di Reggio Emilia, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e realizzata da ICS – Innovazione Cultura Società ETS, la mostra è curata da Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri all’interno della programmazione culturale di Spazio Gerra, luogo dedicato alla cultura popolare contemporanea. L’iniziativa ha il contributo della Fondazione Palazzo Magnani e della Fondazione Manodori. La mostra, il cui ingresso sarà gratuito, propone un ritratto intimo e insieme pubblico di Francesco Guccini: cantautore, scrittore, narratore e figura di riferimento culturale per diverse generazioni.
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Leggi l'articolo →Il percorso espositivo si sviluppa lungo i quattro piani di Spazio Gerra, per circa 350 metri quadrati ed esplora nove gruppi tematici attraverso nove canzoni, unendo materiali d’archivio (fotografie, oggetti originali, riproduzioni) a nuove opere di illustratori e fotografi. Queste creazioni si collegano ai temi e ai testi delle canzoni, creando un percorso che richiama le principali fonti di ispirazione di Guccini, illustrazione, cultura popolare, letteratura, storia e radici.
I materiali sono disposti in nove ambienti distinti, ciascuno dei quali è raccontato dalla voce dello stesso Guccini. Pur seguendo il filo rosso del tempo, elemento centrale e costante nella sua produzione, ogni audio introduce un tema specifico: l’esistenza, l’amicizia, le radici, la memoria, l’impegno, le relazioni e altri nodi fondamentali del suo pensiero. Ogni sezione conduce a una canzone, che ne rappresenta il naturale compimento e chiusura narrativa, offrendo una lettura contemporanea e originale dell’immaginario gucciniano, in un dialogo tra linguaggi artistici diversi. Il percorso espositivo prevede l’ascolto in cuffia, per una durata complessiva di circa un’ora, permettendo al visitatore un’esperienza intima e coinvolgente. Una sezione ulteriore è dedicata al Guccini scrittore e ne esplora la formazione, le passioni e gli interessi, con particolare attenzione agli studi di letteratura, storia e linguistica, accanto alla sua ricca produzione letteraria.
La voce di Francesco Guccini accompagna il visitatore alla scoperta dei processi di nascita, formazione e sviluppo dei suoi libri e delle sue canzoni. Queste ultime si presentano inoltre come vere e proprie “opere aperte”, disponibili alla lettura e all’interpretazione di altri artisti, oltre che del più ampio pubblico di fruitori. La trasposizione su carta di alcune sue canzoni si inserisce in una prassi di rielaborazione culturale consolidata, che ha visto la celebre matita di autori come Sergio Staino e Andrea Pazienza, solo per citarne due presenti in mostra, confrontarsi con le composizioni di Guccini.
La mostra include le illustrazioni di Maurizio Mantovi che realizza un tributo ispirato al primo album di Guccini, “Folk Beat n. 1”, capace di evocare con forza l’atmosfera vibrante e inquieta della fine degli anni Sessanta, Silvano Scolari che rivisita “Libera nos domine”, costruendo un grande affresco fatto di parole vuote e miserie umane accumulate come macerie di una Gaza dei giorni nostri; Veronica Ruffato che crea un flashback emotivo per la canzone “Van Loon”, che Guccini dedica al padre, intrecciando amore familiare e cultura; Gianmario Taurisano trasforma “La canzone della bambina portoghese” in un racconto grafico, con una luce che passa dal morbido all’abbaglio, mantenendo il mistero finale; Arianna Lerussi lavora su “Vorrei”, mostrando momenti intimi e straordinari della vita quotidiana. Infine, Simona Costanzo utilizza sacchetti di pane per dare vita a creature oniriche che dialogano con la realtà e con i protagonisti di “Incontro”.
Alle illustrazioni si aggiungono due nuove produzioni fotografiche: “Pavana e ricordi” di Paolo Simonazzi, che esplora i luoghi simbolo dell’universo gucciniano tra Bologna e l’Appennino, creando una mappa visiva fatta di paesaggi, oggetti e dettagli legati alla cultura popolare e alla memoria e “Zeitraum” di Kai-Uwe Schulte-Bunert, che rappresenta il tempo e il ricordo attraverso immagini di componenti di vecchi orologi in caduta, evocando la natura frammentaria della memoria.
L’intero progetto ha l’obiettivo di restituire la complessità della figura di Guccini e del suo universo creativo, andando oltre la dimensione musicale per esplorare la ricchezza culturale e intellettuale della sua opera. Il progetto proseguirà anche in forma editoriale con la pubblicazione di un volume dedicato, pensato come opera autonoma capace di approfondire i legami tra parole, oggetti e biografia dell’autore.
Spazio Gerra è un centro espositivo e di produzione culturale del Comune di Reggio Emilia. Aperto nel 2008 lo spazio è dedicato alla cultura popolare contemporanea. Dal 2014 le sue attività sono gestite da ICS – Innovazione Cultura Società ETS in convenzione con il Comune di Reggio Emilia. In passato ICS ha realizzato qui diverse mostre su tematiche legate alla musica, ai movimenti culturali e giovanili che hanno attraversato gli ultimi decenni del Novecento. Solo per citarne alcune: Augusto Daolio. Uno sguardo libero (2022-23), Confessioni. Canzoni vissute (2019) Community Era. Echoes of the Summer of Love (2017), Disco Emilia. Viaggio nella terra delle discoteche (2016), E lo chiamano jazz… (2015). Si è appena conclusa la mostra di Paolo Simonazzi, Tra la via Emilia e il West. Featuring…, un progetto espositivo che si propone di rileggere e reinterpretare l’immaginario evocato dalla celebre espressione coniata da Francesco Guccini. Attraverso le immagini e i rimandi culturali presenti nel percorso, la mostra esplora l’universo simbolico racchiuso in quella frase, divenuta nel tempo emblematica dello spirito di un territorio e della sua gente.
(17 aprile 2026)
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